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	<title>Articoli &#8211; Master SPAI</title>
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	<description>Il master di specializzazione mira a formare psicoterapeuti in grado di integrare la psicoterapia intensiva dinamica breve all&#039;interno della loro pratica clinica quotidiana.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 09 Oct 2023 08:57:59 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Articoli &#8211; Master SPAI</title>
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		<title>“Questa notte ho fatto un Sogno…” La cura nei sogni: Idee per un lavoro con i Sogni nella Psicoterapia Psicoanalitica attraverso i principi dell&#8217;ISTDP</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Oct 2023 08:57:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il sogno in Psicoanalisi: Una personale panoramica Quando parliamo di sogni è probabile che il primo collegamento che viene alla mente sia “L&#8217;Interpretazione dei sogni” di S. Freud, in cui il sogno è indicato come la Via Regia verso l&#8217;Inconscio. Questo Maestro ci ha insegnato che quando durante la notte il nostro stato mentale permette ...]]></description>
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<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color"><strong>Il sogno in Psicoanalisi: Una personale panoramica</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color">Quando parliamo di sogni è probabile che il primo collegamento che viene alla mente sia “L&#8217;Interpretazione dei sogni” di S. Freud, in cui il sogno è indicato come la Via Regia verso l&#8217;Inconscio. Questo Maestro ci ha insegnato che quando durante la notte il nostro stato mentale permette l&#8217;esperienza di lasciarsi cadere tra le braccia di Morfeo, avviene questo fenomeno naturale e profondo che è il sognare. Dalla veglia, transitando attraverso lo stato ipnagogico, le nostre resistenze si abbassano ed aprono le porte al mondo del sogno che attraverso il lavoro onirico, crea rappresentazioni di immagini, sensazioni e suoni. Il lavoro onirico, costituito dai meccanismi di “Condensazione” e “Spostamento”, tesse la sceneggiatura del sogno, permettendo l&#8217;esperienza ristoratrice del dormire; quando invece il lavoro onirico fallisce ci svegliamo. E&#8217; condizione nota a molti quella del risveglio improvviso, del terrore notturno o dell&#8217;incubo, qui accade che la nostra elaborazione si inceppa e come conseguenza del fallimento di questi meccanismi noi ci svegliamo. Nel “Progetto” Freud usava una bellissima metafora equiparando il sogno ad un quotidiano in un regime dittatoriale: deve uscire ogni notte ma non può dire direttamente la verità, deve dirla tra le righe.</p>



<p class="has-black-color has-text-color">La tecnica psicoanalitica del lavoro sul sogno proposto da Freud è costituita dall&#8217;Associazione Libera dell&#8217; Analizzando sul materiale onirico e dal contemporaneo dialogo di questa con l&#8217;Attenzione Liberamente Fluttuante dell&#8217;Analista, il quale, così come durante tutto il processo psicoanalitico, ascolta attraverso il proprio inconscio, cassa di risonanza che vibra, in uno scambio preverbale e prerappresentazionale con l&#8217;inconscio dell&#8217;altro. Da questa dinamica bipersonale, ciò che non è ancora rappresentato, attraverso il lavoro interno congiunto dell&#8217;analista e dell&#8217;analizzando, si incammina verso la strada della coscienza e della rappresentazione.<br>Da questo primo movimento nasce l&#8217;Ipotesi Interpretativa proposta al paziente, il quale, successivamente all&#8217;interpretazione, elaborerà delle risposte a questa proposta. L&#8217;Analista, che si trova in uno stato di ascolto ed osservazione, verifica l&#8217;andamento del processo nell&#8217; “Hic et Nunc” della seduta. Se il paziente ha un “insight” e una produzione di associazioni non difensive collegate all&#8217;interpretazione, il lavoro sul sogno ha dato buoni frutti, e si avranno nuove associazioni, nuovo materiale o una nuova profondità; se invece si hanno resistenze queste vengono trattate secondo il modello di un ciclo potenzialmente infinito (Associazione Libera + Attenzione Liberamente Fluttuante – Interpretazione Analista– Risposta dell&#8217;Analizzando- Associazioni fino alla compa</p>



<p class="has-black-color has-text-color">La tecnica psicoanalitica del lavoro sul sogno proposto da Freud è costituita dall&#8217;Associazione Libera dell&#8217; Analizzando sul materiale onirico e dal contemporaneo dialogo di questa con l&#8217;Attenzione Liberamente Fluttuante dell&#8217;Analista, il quale, così come durante tutto il processo psicoanalitico, ascolta attraverso il proprio inconscio, cassa di risonanza che vibra, in uno scambio preverbale e prerappresentazionale con l&#8217;inconscio dell&#8217;altro. Da questa dinamica bipersonale, ciò che non è ancora rappresentato, attraverso il lavoro interno congiunto dell&#8217;analista e dell&#8217;analizzando, si incammina verso la strada della coscienza e della rappresentazione.<br>Da questo primo movimento nasce l&#8217;Ipotesi Interpretativa proposta al paziente, il quale, successivamente all&#8217;interpretazione, elaborerà delle risposte a questa proposta. L&#8217;Analista, che si trova in uno stato di ascolto ed osservazione, verifica l&#8217;andamento del processo nell&#8217; “Hic et Nunc” della seduta. Se il paziente ha un “insight” e una produzione di associazioni non difensive collegate all&#8217;interpretazione, il lavoro sul sogno ha dato buoni frutti, e si avranno nuove associazioni, nuovo materiale o una nuova profondità; se invece si hanno resistenze queste vengono trattate secondo il modello di un ciclo potenzialmente infinito (Associazione Libera + Attenzione Liberamente Fluttuante – Interpretazione Analista– Risposta dell&#8217;Analizzando- Associazioni fino alla comparsa della Resistenza – Interpretazione Analista – Risposta Analizzando………).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.masterspai.com/wp-content/uploads/2023/10/image.png" alt="" class="wp-image-35578" style="width:250px;height:346px" width="250" height="346"/></figure></div>


<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color"><strong>Schema 1</strong> Il lavoro psicoterapeutico dalla base progredisce verso l&#8217;alto.</p>



<p class="has-black-color has-text-color">Perchè un&#8217;interpretazione del sogno sia esaustiva e il più completa possibile essa deve coinvolgere il Transfert, il presente e il passato; quando questi 3 elementi sono riuniti all&#8217;interno dell&#8217;interpretazione che collega il materiale, con una certa somiglianza a ciò che W. Bion chiama il “Fatto scelto”, nel paziente si produrranno nuovi insight, memorie e consapevolezza. <br>All&#8217;interno del mondo psicoanalitico un&#8217;altra corrente, quella Junghiana, ha considerato i sogni come espressione sia di aspetti individuali che di aspetti collettivi e si è allontanata, differenziandosi, dalla visione causalistica del sogno di Freud, nella quale i sogni erano considerati come appagamento di un desiderio, ma ha posto l&#8217;accento sulla funzione finalistica del sogno che fondamentalmente si racchiude in questa domanda: A cosa serve questo sogno?<br>Una posizione derivata dalla Psicologia Analitica Junghiana ma con aspetti specifici è quella di J. Hillman che propone l&#8217;ipotesi che tutte le immagini oniriche siano immagini archetipiche e che quindi vadano comprese secondo questa prospettiva. Hillman utilizza il Metodo dell&#8217;Amplificazione dell&#8217;immagine del sogno in cui le immagini vengono ricondotte all&#8217;origine archetepica mitologica. L&#8217;Analista amplifica tutte le immagini ed i personaggi centrali del sogno, aggiungendo tutti i significati etimologici, artistici, culturali, allo scopo di ricondurre alla loro essenza collettiva le immagini individuali prodotte dal sogno. Hillman li definisce “Enunciati Ontologici intorno all&#8217;anima, su come essa esista in se stessa e per se stessa”. <br>Un&#8217;altra influente corrente psicoanalitica che si è occupata della funzione del sogno è quella Post-Kleiniana Bioniana in cui il sognatore, attraverso la Funzione Alfa, trasforma gli elementi sensoriali grezzi, chiamati Elementi Beta in elementi Alfa dando vita al sogno e alla sua struttura, la quale dipenderà dalle capacità del Contenitore (la mente) di pensare (attraverso la funzione Alfa) ed elaborare i Contenuti. Quindi per Bion il sogno è una delle manifestazioni delle funzioni mentali che si possono verificare sia nello stato di sonno che in quello di veglia e viene tratttato in analisi come un elemento che esprime nell&#8217; “hic et nunc” la capacità del pensatore, mostrandone limiti e funzioni. Il modo di lavorare sul sogno prevede un vertice di osservazione chiamato “il fatto scelto” ovvero il punto dal quale osservare il materiale onirico. “Il fatto scelto è cioè l’elemento che dà coerenza agli oggetti della posizione schizoparanoide e dà così inizio alla posizione depressiva, può fare tutto ciò grazie al fatto di stare al punto di intersezione di una serie di diversi sistemi deduttivi e di appartenere così a tutti loro” (W. Bion 1970). Lo scopo del lavoro sul sogno non è solo quello di rendere coscienti i contenuti inconsci, ma anche quello di lavorare sulla costruzione di un contenitore più solido e flessibile. Questo avviene attraverso dei processi di identificazione ed introiezione dell&#8217;Analizzando con le funzioni della mente dell&#8217;Analista.</p>



<p class="has-black-color has-text-color">L&#8217;articolo completo lo trovi <a href="https://www.masterspai.com/wp-content/uploads/2023/10/Questa-notte-ho-fatto-un-sogno-1.pdf">qui</a></p>



<p class="has-black-color has-text-color">Dott. Imerio Tonelli </p>
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		<title>Processi di rottura e riparazione dell’alleanza terapeutica in Psicoterapia Intensiva Dinamica Breve</title>
		<link>https://www.masterspai.com/2021/08/23/processi-di-rottura-e-riparazione-dellalleanza-terapeutica-in-psicoterapia-intensiva-dinamica-breve/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[MASTER SPAI]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Aug 2021 14:38:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[Come gestire i momenti di perdita di alleanza terapeutica? Abbass e Town ne parlano nell’articolo “Alliance rupture-repair processes in intensive short-term dynamic psychotherapy: working with resistance” del 2020. BBASS, Allan A.; TOWN, Joel M. Alliance rupture‐repair processes in intensive short‐term dynamic psychotherapy: Working with resistance. Journal of Clinical Psychology, 2021, 77.2: 398-413. Abbass e Town ...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come gestire i momenti di perdita di alleanza terapeutica? Abbass e Town ne parlano nell’articolo “Alliance rupture-repair processes in intensive short-term dynamic psychotherapy: working with resistance” del 2020.</p>
<p>BBASS, Allan A.; TOWN, Joel M. Alliance rupture‐repair processes in intensive short‐term dynamic psychotherapy: Working with resistance. Journal of Clinical Psychology, 2021, 77.2: 398-413.</p>
<p>Abbass e Town (2020) Processi di rottura-riparazione dell’alleanza in ISTDP: lavorare con la resistenza.</p>
<p>In accordo con la teoria ISTDP, alcune categorie di pazienti mostrano dei pattern abituali di risposta all’interno della relazione terapeutica (chiamati difese) ad alcuni pensieri ed emozioni che provocano ansia. Questi comportamenti difensivi ostacolano la consapevolezza delle proprie emozioni, impediscono un sentimento di compassione verso se stessi e minano l’ingaggio nella relazione intima e affettiva con gli altri, inclusa quella con il terapeuta.</p>
<p>Tale distacco può portare a un’impasse all’interno del trattamento e diventa importante poter intervenire tempestivamente nelle sequenze di rottura-riparazione dell’alleanza, che in ISTDP sono considerate connesse primariamente alle difese del paziente e alle risposte che il terapeuta da a queste difese.</p>
<p>In ISTDP ci sono dei precisi movimenti tecnici collegati alla gestione delle difese del paziente, che possono aiutare a superare i momenti di stallo a favore del ripristino di una buona alleanza. Lavorando sulle difese, identificandole e chiarificandole, si minimizza il rischio di un conseguente calo o rottura dell’alleanza.</p>
<p>Nell’articolo, oltre alla presentazione della teoria e della tecnica ISTDP, viene dato ampio spazio all’esemplificazione di un caso clinico: “the Caveman”, un uomo di 57 anni con una storia di disturbo distimico, distacco emotivo e relazionale, che presenta una dimensione superegoica marcata (pensieri autocritici e di autosvalutazione). Diagnosticamente lo potremmo considerare un paziente altamente resistente (cioè molto difeso, sfidante e critico, distruttivo).</p>
<p>I momenti chiave per non rischiare un crollo dell’alleanza consistono nell’aiutare il paziente a vedere chiaramente le sue difese e la loro componente autodistruttiva, affinché egli possa ribellarsi ad esse, a favore di una maggiore vicinanza emotiva e relazionale.</p>
<p>Risulta fondamentale che il terapeuta si mantenga costantemente ancorato al processo terapeutico, nel qui e ora della seduta, chiarificando al paziente cosa sta succedendo, in particolare nei momenti a rischio di calo dell’alleanza (come ad esempio quando il paziente diventa sfidante e provocatorio). Si evita così di rispondere difensivamente alle provocazioni, riuscendo invece a mantenersi empatici e comprensivi. È utile in questa fase richiamare gli obiettivi e rispecchiare al paziente i suoi movimenti difensivi che tenderebbero a innescare un conflitto interpersonale, laddove invece il conflitto è interno.</p>
<p>Nello specifico, gli autori individuano 10 punti chiave che è utile considerare nella valutazione e nel trattamento di pazienti altamente resistenti per prevedere e anticipare minacce di rottura dell’alleanza:</p>
<p>[1] i processi che impattano nella formazione dell’alleanza terapeutica così come nella sua rottura- riparazione sono sia consci che inconsci [2] le modalità abituali e inconsce del paziente di evitare le emozioni e tendere all’autosabotaggio possono distruggere gli sforzi sia del paziente stesso che del terapeuta [3] trattare le minacce all’alleanza non appena emergono, fin dalle prime sedute e dalle prime fasi del trattamento [4] collaborare col paziente nell’osservare e comprendere gli atteggiamenti sabotanti (rispetto alla terapia) e autosabotanti [5] mentre si fanno notare al paziente i propri comportamenti distruttivi, bisogna aspettarsi l’attivazione di emozioni conflittuali complesse nel paziente [6] queste emozioni complesse risvegliano emozioni complesse collegate agli attaccamenti primari che non sono state processate [7] tenere monitorati i segnali collegati alla<br />
motivazione e agli insight del paziente (alleanza terapeutica inconscia) [8] emergeranno contenuti del passato che aiuteranno a comprendere i pattern difensivi [9] si prevede un ritorno della resistenza dopo un accesso emotivo di dolore per il prezzo distruttivo di quelle difese [10] continuare sempre a lavorare per rafforzare il legame col paziente.</p>
<p><a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/jclp.23115?casa_token=-OAvPRa2Um4AAAAA%3A_Pdi__1L0DrDHVw84i8qKS8PKw-1oo7JM5YQO_13Xf19VTiv79BDKeG8O5T-CwHrlSkQxAKeCeO0mQ"><strong>L’articolo originale è consultabile qui</strong></a></p>
<p><strong>dott.ssa Sara Basso</strong></p>
<p><a href="https://www.centromastermind.it/it/home"><strong>www.centromastermind.it</strong></a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Idealizzazione e svalutazione come barriere all’apprendimento della psicoterapia</title>
		<link>https://www.masterspai.com/2021/08/23/idealizzazione-e-svalutazione-come-barriere-allapprendimento-della-psicoterapia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[MASTER SPAI]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Aug 2021 14:36:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[Quali processi inconsci possono influire nell’apprendimento della psicoterapia nei terapeuti in formazione? Interessanti considerazioni su questo argomento nell’articolo di Allan Abbass ”IDEALIZATION AND DEVALUATION AS BARRIERS TO PSYCHOTHERAPY LEARNING”, AD HOC Bulletin of Short-term Dynamic Psychotherapy (8) 3: 46-55. 2004. Abbass. (2004). Idealizzazione e svalutazione come barriere all’apprendimento della psicoterapia. L’autore all’interno dell’articolo espone alcune ...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quali processi inconsci possono influire nell’apprendimento della psicoterapia nei terapeuti in formazione? Interessanti considerazioni su questo argomento nell’articolo di Allan Abbass ”IDEALIZATION AND DEVALUATION AS BARRIERS TO PSYCHOTHERAPY LEARNING”, AD HOC Bulletin of Short-term Dynamic Psychotherapy (8) 3: 46-55. 2004.</p>
<p>Abbass. (2004). Idealizzazione e svalutazione come barriere all’apprendimento della psicoterapia.</p>
<p>L’autore all’interno dell’articolo espone alcune considerazioni sul tema dei meccanismi di scissione, idealizzazione e svalutazione, come possibili ostacoli per gli studenti all’apprendimento della psicoterapia e alla propria crescita professionale. Le riflessioni hanno origine dall’osservazione in alcuni studenti di estreme fluttuazioni nella percezione di sé in termini di autostima e nella percezione del modello di trattamento, che Abbass ha potuto notare in oltre 14 anni di esperienza sia come insegnante che come studente.</p>
<p>Il problema sembra accumunare qualsiasi scuola di psicoterapia, qualsiasi corrente teorica e/o metodologia di trattamento, con particolare riferimento agli approcci psicoterapeutici emotivamente intensi come l’ISTDP. E l’articolo vuole essere uno stimolo di discussione per studenti e insegnanti rispetto a questa tematica.</p>
<p>In ISTDP, come in altri approcci psicoterapeutici focalizzati sulle emozioni, risulta particolarmente importante che il terapeuta sviluppi una buona capacità di integrazione emotiva e di tolleranza all’ansia. Ciò può risultare un apprendimento complesso per il terapeuta poiché richiede conoscenza di sé, competenze tecniche, tolleranza all’ansia e consapevolezza emotiva. Inoltre, l’utilizzo di materiale videoregistrato di sedute reali nell’apprendimento dell’ISTDP spesso espone ad esperienze emotive intense, che mobilitano a loro volta emozioni altrettanto intense nei terapeuti in formazione. Tali emozioni possono generare sintomi d’ansia o risposte difensive, ed è per questi motivi che spesso l’apprendimento dell’ISTDP può diventare una vera sfida.</p>
<p>Il terapeuta “formato” conosce il funzionamento emotivo inconscio e generalmente questo si traduce in un incremento della consapevolezza di sé, in una maggiore umiltà e in minori vissuti di onnipotenza, un aumento della competenza tecnica, e una migliore comprensione degli altri. Ciò contribuisce ad incrementare anche il desiderio di sentirsi connessi agli altri professionisti, vedendo analogie e collegamenti tra i diversi approcci, con una conseguente diminuzione dell’isolamento professionale.</p>
<p>Il problema compare nel momento in cui l’ISTDP, come altri approcci psicoterapeutici, viene erroneamente promossa e insegnata come “la terapia ideale”, “la verità”, “la risposta finale” alla sofferenza umana. E la cosa peggiora quando sia insegnante che studente concordano sul fatto di aver trovato “la verità”, è lì che l’apprendimento si blocca e iniziano i problemi. Questo processo favorisce la scissione in “dentro e fuori”, dove il metodo scelto è l’unico efficace e gli altri vengono invece svalutati.</p>
<p>Diventa quindi fondamentale, all’interno del processo di supervisione, individuare e affrontare l’idealizzazione, così come le altre forme di resistenza all’apprendimento.</p>
<p>Abbass osserva 5 stili principali nei colleghi in formazione esposti alla visione di sedute videoregistrate, anche se non tutti rientrano in queste categorie. Terapeuti che:</p>
<p>● usano primariamente l’intellettualizzazione e l’isolamento dell’affetto,<br />
● &nbsp;usano rimozione, e tendono ad appiattirsi durante le sedute di psicoterapia,<br />
● &nbsp;alternano rimozione con auto-apprezzamento difensivo,<br />
● &nbsp;incantati dal metodo, che utilizzano l’idealizzazione,<br />
● &nbsp;tendono a sperimentare autosvalutazione.</p>
<p>Il formatore ha un ruolo centrale nei confronti dei gruppi in formazione. Una supervisione continua delle sedute videoregistrate e una visione di esempi da parte degli insegnanti, è il metodo migliore per gestire le posizioni estreme di idealizzazione e svalutazione. Altrettanto importante diventa il confronto col gruppo, che aiuta a mantenere un equilibrio durante il processo di apprendimento, ad alto impatto emotivo.</p>
<p>L’articolo originale è consultabile qui</p>
<p><strong>dott.ssa Sara Basso</strong></p>
<p><a href="http://www.centromastermind.it"><strong>www.centromastermind.it</strong></a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Psicoterapia focalizzata sulle emozioni e video-tecnologia</title>
		<link>https://www.masterspai.com/2021/08/23/psicoterapia-focalizzata-sulle-emozioni-e-video-tecnologia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[MASTER SPAI]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Aug 2021 14:33:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[La pandemia da Covid-19 ha costretto i terapeuti ed i counselor di tutto il mondo ad usare video e programmi di rete per fornire trattamenti psicoterapici, per insegnare e per la supervisione dei casi. Alcuni modelli di psicoterapia (come la Psicoterapia Intensiva a Breve Termine &#8211; ISTDP) hanno storicamente usato la video tecnologia per gli ...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La pandemia da Covid-19 ha costretto i terapeuti ed i counselor di tutto il mondo ad usare video e programmi di rete per fornire trattamenti psicoterapici, per insegnare e per la supervisione dei casi. Alcuni modelli di psicoterapia (come la Psicoterapia Intensiva a Breve Termine &#8211; ISTDP) hanno storicamente usato la video tecnologia per gli scopi sopracitati.</p>
<p>A. Abbass e J Elliott hanno scritto un articolo con interessanti considerazioni sulla psicoterapia focalizzata sulle emozioni e l’utilizzo della videotecnologia al tempo del Covid-19.</p>
<p>ABBASS, Allan; ELLIOTT, Jasen. Emotion-focused and video-technology considerations in the COVID-19 crisis. Counselling Psychology Quarterly, 2020, 1-13.</p>
<p>La ISTDP, come metodologia terapeutica, è costruita per attivare “crisi intrapsichiche” che permettano alla persona di fare esperienza emotiva dei conflitti irrisolti con l’obiettivo di favorire un cambiamento.<br />
Il trattamento psicoterapico si basa su un esame dettagliato dei segnali verbali e non verbali come indicatori di processi di evitamento inconsci ed esperienze emozionali inconsce.</p>
<p>Adottare la video tecnologia presenta sfide uniche, difficoltà ma anche benefici.<br />
La crisi corrente causata dal COVID-19, si traduce in temi di trattamento comuni che i terapeuti dovranno essere in grado di gestire.<br />
Esamineremo “modelli comuni” di risposta alla crisi, alcune caratteristiche basate sul trauma dell’attaccamento e alcuni temi che emergono a causa di questa crisi e dei relativi cambiamenti sociali che essa porta con sé.<br />
Nel contesto attuale, anche le crisi esterne o quelle extra-psichiche possono essere un “trampolino di lancio” per la crescita personale.</p>
<p>Sentirsi a proprio agio con la tecnologia:</p>
<p>➢ &nbsp;confidenza con la tecnologia in uso;<br />
➢ &nbsp;è suggerito l’uso di cuffie (auricolari) sia per favorire la privacy che la qualità del suono;<br />
➢ &nbsp;avere un contatto secondario in caso la connessione salti.</p>
<p>Guardare attraverso un computer (schermo/macchinario)</p>
<p>All&#8217;interno delle videochiamate o video-conferenze online, si possono utilizzare frasi e concetti (es.“qui con me”, “qui assieme/insieme”) per rendere l&#8217;ambiente più familiare e creare una connessione più diretta col paziente.</p>
<p>Contatto visivo?</p>
<p>Mantenere o anche solo ottenere il contatto visivo durante una video-chiamata non è qualcosa di semplice, anzi a tratti può risultare complicato.<br />
DI certo, uno degli accorgimenti che aiuta in tal senso, può essere quello di posizionare il pc o la web camera in modo da risultare ad altezza occhi.</p>
<p>Vedere la parte superiore del corpo e i movimenti</p>
<p>Risulta “ideale” vedere l&#8217;intera parte superiore del corpo del paziente nell&#8217;inquadratura, per poterne notare al meglio la gestualità (tensione muscolare, attivamento emotivo, etc..).<br />
Altrettanto importante è che il terapeuta sia visibile alla stessa maniera, sia per il paziente sia per una propria riflessione nel post lavoro, sulle risposte non verbali che vengono trasmesse sullo</p>
<p>schermo.<br />
Possibili risposte dei pazienti alla crisi COVID-19;</p>
<p>Esse dipendono dalla natura delle esperienze individuali, dalla struttura psicologica e dalla personalità del paziente. Di seguito possibili schemi di risposta allo stress:</p>
<ul>
<li>&nbsp; individui tesi ed impegnati, risultano sufficientemente adattati e capace di rispondere alle sfide della realtà sociale, talvolta possono tendere a preoccuparsi e ossessionarsi.</li>
<li>&nbsp;individui deboli ed esausti (esauriti), presentano stanchezza e dolori muscolari insieme ad altri sintomi somatici, pronti all&#8217;uso di sostanze.</li>
<li>individui spaventati, cauti/circospetti, costantemente “in guardia” nei confronti di ogni cosa esterna, ossessionati a prevenirne ogni rischio, irritabili e ostili contro ogni cosa percepita come minaccia, sensi aumentati dal costante stato di allerta.</li>
</ul>
<p>TEMI COMUNI EMERGENTI DALLA CRISI CORONAVIRUS:<br />
● &nbsp;perdita;<br />
● &nbsp;confinamento forzato;<br />
● &nbsp;controllo da parte di altri;<br />
● &nbsp;“sentirsi incastrati” con/dalla famiglia;<br />
● &nbsp;perdite economiche;<br />
● &nbsp;futuro incerto;<br />
● &nbsp;sensazione di maggiore e minore vicinanza;<br />
● &nbsp;calma e/o indifferenza.</p>
<p>Quelli sopracitati risultano essere temi clinici “comuni” in questo periodo di pandemia.<br />
Eventuale malattia e “senso” di morte, risultano una vera minaccia che caratterizza questo periodo complesso, che smuoverà ogni esperienza dolorosa/traumatica, rimasta irrisolta nel soggetto. Sintomi somatici, sfinimento (esaurimento), sintomi depressivi oltre al distaccamento emotivo.<br />
Con la quarantena, il confinamento e le altre restrizioni imposte dal sistema, l&#8217;idea di essere controllati da altri può spesso condurre a sentimenti di rabbia. Ricordi di abuso di potere e/o di controllo subiti durante l&#8217;infanzia, possono riemergere e se espressi e ‘digeriti’ durante il lavoro in seduta, possono portare sensazioni di sollievo.<br />
Il contatto continuo con i membri della famiglia, può imporre un costante mantenimento dei ruoli, possono riemergere così traumi legati a relazioni strette del passato e un forte senso di irrequietezza.<br />
Perdite economiche ed incertezza per il futuro, incentrate su esperienze di insicurezza personale che dipendono, su larga scala, dagli stili di attaccamento che il soggetto ha maturato attraverso le relazioni significative primarie possono aumentare i vissuti emotivi inconsci.<br />
“La belle indifference”, casi di calma paradossale in cui individui con tendenze autodistruttive provano sensazione di rilassamento in rapporto a situazioni di minacce &#8216;abusive&#8217; possono anch’essi manifestarsi.</p>
<p>Conclusioni</p>
<p>La vasta gamma di possibili comportamenti dei pazienti in questo periodo stressante e il lavoro in</p>
<p>videochiamata, richiedono un’attenta conoscenza dei vantaggi e degli svantaggi per saperli sfruttare/affrontare al meglio, per non trasformare le sedute in un ennesima fonte di stress.<br />
Appare di fondamentale importanza conoscere quegli strumenti utili al terapeuta per ricreare, nello spazio virtuale, sensazioni di vicinanza e continuità di solito esperite dal vivo; nel tempo si è osservato che le problematiche date da questi nuovi mezzi comunicativi, possono ridursi.</p>
<p><a href="https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/09515070.2020.1784096"><strong>L’articolo originale è consultabile qui</strong></a></p>
<p><strong>dott.ssa Giulia Scarpa</strong></p>
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		<title>L’efficacia dei contatti iniziali: quanto è importante essere efficaci nei primi contatti terapeutici</title>
		<link>https://www.masterspai.com/2021/08/23/lefficacia-dei-contatti-iniziali-quanto-e-importante-essere-efficaci-nei-primi-contatti-terapeutici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[MASTER SPAI]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Aug 2021 14:31:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[Quanto è importante essere efficaci nei primi contatti terapeutici? Katie Aafjes-van Doorn (Yeshiva University, New York, NY, USA) e Kristen Sweeney (Adelphi University, Garden city, NY, USA) fanno un’interessante revisione sistematica della ricerca in questo campo. AAFJES-VAN DOORN, Katie; SWEENEY, Kristen. The effectiveness of initial therapy contact: A systematic review. Clinical psychology review, 2019, 74: ...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto è importante essere efficaci nei primi contatti terapeutici? Katie Aafjes-van Doorn (Yeshiva University, New York, NY, USA) e Kristen Sweeney (Adelphi University, Garden city, NY, USA) fanno un’interessante revisione sistematica della ricerca in questo campo.</p>
<p>AAFJES-VAN DOORN, Katie; SWEENEY, Kristen. The effectiveness of initial therapy contact: A systematic review. Clinical psychology review, 2019, 74: 101786.</p>
<p>Tutti gli addetti ai lavori a prescindere dall’orientamento clinico che contraddistingue la loro pratica, sono concordi nell’affermare che le prime fasi della psicoterapia sono da considerarsi le più delicate poiché sono le più importanti del processo di lavoro. Una buona sessione iniziale può essere prodromica dell’andamento di un percorso terapeutico. Nelle prime sessioni sono in gioco elementi terapeutici trasversali ad ogni metodologia di lavoro come ad esempio l’instaurarsi di una relazione terapeutica di qualità, la costruzione dell’alleanza terapeutica, e l’osservazione iniziale atta a produrre una diagnosi.</p>
<p>È esperienza comune tra i clinici, che se le prime ore di lavoro riescono a sostenere gli elementi descritti, è possibile assistere ad una parziale diminuzione dei sintomi.</p>
<p>Da queste considerazioni nasce lo studio condotto da Katie Aafjes-van Doorn e da Kristen Sweeney sull’efficacia dei primi contatti paziente – psicoterapeuta. Le due studiose presentano una revisione sistematica su diverse pubblicazioni scientifiche, che hanno in comune una misurazione empirica dell’efficacia delle prime sedute, ma sono eterogenee rispetto al modello di psicoterapia analizzato.</p>
<p>Nella loro review per &#8220;contatti terapeutici iniziali&#8221;, si intendono le prime 3 ore di trattamento psicologico faccia a faccia. Queste sono considerate come una fase critica del trattamento. Le autrici hanno preso in esame 35 studi empirici analizzandoli in 3 fasi:</p>
<p>1) &nbsp;un confronto sistematico delle caratteristiche dello studio utilizzando gli elementi tipici delle revisioni sistematiche e delle meta-analisi;<br>2) &nbsp;Una valutazione basata sul rigore metodologico degli studi, in linea con le linee guida di Cochrane sulla valutazione del rischio di bias;<br>3) &nbsp;Una sintesi narrativa dei risultati riportati.<br>La notevole variabilità tra modelli psicoterapici nel formato dei primi incontri (es: una singola sessione autonoma, o un formato 2 + 1 o una sessione iniziale di terapia multisessione) e l’eterogeneità dei disegni degli studi (misurazione post / pre-post, con / senza controllo) hanno limitato la comparabilità degli studi.</p>
<p>Le autrici evidenziano che la maggior parte degli studi presi in esame aveva metodologie relativamente deboli. Nonostante ciò, la loro sintesi suggerisce che una significativa percentuale di pazienti riporta benefici e riduzione dei sintomi dopo i primi incontri. Questo effetto positivo è particolarmente evidente se confrontato con i gruppi di controllo che non ricevono un trattamento e sembra essere mantenuto al follow-up.<br>I risultati suggeriscono che un&#8217;ampia gamma di formati di sessioni iniziali potrebbe essere di beneficio per i pazienti in contesti di cure primarie. La parzialità dei risultati, la diversità delle metodologie indicano la necessità di una maggiore ricerca sull’argomento per poter giungere ad affermazioni più certe.<br>L’articolo originale è consultabile qui</p>
<p><a href="https://ilgiardinodellamente.it/#">dott. Nicola Galetta</a></p>


<p></p>
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		<title>La gestione delle difese tattiche nella ISTDP: Cover Words e Indirect Speech</title>
		<link>https://www.masterspai.com/2021/08/23/la-gestione-delle-difese-tattiche-nella-istdp-cover-words-e-indirect-speech/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Master SPAI]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Aug 2021 14:21:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[La gestione delle difese tattiche nella ISTDP: Cover Words e Indirect Speech. Habib Davanloo (McGill University, Department of Psychiatry, Montreal General Hospital), International Journal of Short Term Psychotherapy, Vol. 11, 129-152 (1996) In questo breve scritto, parleremo di ciò che Davanloo riferisce rispetto alla gestione delle difese tattiche nella sua tecnica di “Unlocking the Unconscious”. ...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La gestione delle difese tattiche nella ISTDP: Cover Words e Indirect Speech.</p>
<p>Habib Davanloo (McGill University, Department of Psychiatry, Montreal General Hospital), International Journal of Short Term Psychotherapy, Vol. 11, 129-152 (1996)</p>
<p>In questo breve scritto, parleremo di ciò che Davanloo riferisce rispetto alla gestione delle difese tattiche nella sua tecnica di “Unlocking the Unconscious”. Egli ha dimostrato che questo metodo terapeutico offre la possibilità sia al terapeuta che al paziente di avere una visione piuttosto diretta delle ‘forze’ dinamiche psicopatologiche responsabili dei sintomi clinici.</p>
<p>I pazienti con un “alto grado di resistenza” alla terapia presentano un complesso e profondo grado di patologia per la presenza di trauma maggiore, insieme al dolore causato da esso, alla reattiva rabbia omicida, o ad una rabbia primitiva che produce intensa colpa mista al dolore. Tutti questi vissuti emotivi, per questa tipologia di pazienti risultano essere totalmente inconsci.</p>
<p>Prima di procedere con l’approfondimento di cosa sono le difese tattiche di Cover Word e Indirect Speech, è importante chiarire cosa intende Davanloo quando parla di DIFESA e di RESISTENZA. Anche perché, è proprio attraverso la comprensione di questi due concetti che si giunge alla diagnosi psicoterapeutica nella ISTDP, e quindi alla collocazione della persona lungo lo spettro psico-diagnostico.</p>
<p>Per Difesa si intende ogni meccanismo usato per nascondere, evitare, mascherare le vere emozioni;</p>
<p>La Resistenza coincide con l’uso, da parte del pz, di varie difese insieme.</p>
<p>Altro aspetto significativo nella ISTDP risulta la differenza tra le difese TATTICHE e quelle CARATTERIALI.</p>
<p>Le prime coincidono con tutti quei meccanismi difensivi con cui il pz cerca di ‘tener lontano’ il terapeuta dai suoi nuclei più conflittuali e problematici.</p>
<p>Le difese caratteriali coincidono con quei meccanismi di difesa più strutturali, che sono alla base della struttura di personalità del pz.</p>
<p>Queste due categorie di difese si situano lungo un continuum. Nei pazienti ad alta resistenza, con un complesso patogeno inconscio, le difese tattiche sono aspetti delle difese strutturali e possono essere considerate il fronte difensivo di quelle strutturali, cioè più primitive e inconsce. Mentre nei pazienti che non hanno difese strutturali, la resistenza è composta perlopiù da una serie di difese tattiche.</p>
<p>La difesa tattica “Covert word”.</p>
<p>Essa si presenta molto di frequente durante le sessioni di terapia e si traduce con l’uso di pronomi o frasi ipotetiche e/o indirette come “FORSE”, “PENSO CHE”, “SUPPONGO”, “UNA SORTA DI”, servono per coprire o indebolire una aperta e chiara dichiarazione di qualcosa di doloroso o carico di ansia e quando il terapeuta fa pressione e sfida le difese del paziente, un nome ancor più forte può arrivare al loro posto ed il terapeuta non deve ritenersi soddisfatto per l’uso di queste difese tattiche poiché potrebbero esser usate per evitare ciò che il paziente sta sperimentando in quella situazione attuale. Questa difesa tattica viene incontrata frequentemente. Coincide con l’uso da parte del paziente di nomi “più deboli”, “annacquati”, per sostituire ciò che non vuole comunicare. Tutte le difese che “coprono”, ma che esprimono rabbia, primitiva e/o omicida, sono le più comuni. Alcuni esempi possono essere i seguenti: “mi ha infastidito, sconvolto, umiliato”.. “mi ha</p>
<p>imbarazzato, sono frustrato, irritato..”. Dobbiamo tenere a mente che nella maggior parte dei pazienti che soffrono di nevrosi di carattere, soprattutto chi è collocato nella parte destra dello spettro della resistenza, la rabbia stessa è una parola per coprire ed evitare l’inconscia rabbia omicida ed i sentimenti di colpa inconsci.</p>
<p>Il terapeuta deve sempre tener in considerazione che le due categorie di difese, tattiche e strutturali formano un continuum.</p>
<p>Ad esempio: da un lato, il paziente può usare la difesa tattica di fingere di non ricordare qualcosa di cui in realtà è pienamente consapevole ma che non vuole ammettere al terapeuta. Dall’altro, il paziente potrebbe essere genuinamente inconsapevole di qualcosa che è “tenuto a bada” dalle difese della repressione e rimozione; nel mezzo ci sono tutti i gradi del non voler ammettere qualcosa verso di sé.</p>
<p>La difesa tattica dell’Indirect Speech; idee ipotetiche.</p>
<p>Davanloo riporta come attraverso la tecnica della ISTDP si possono cogliere queste difese e come renderle esplicite, mettendole in discussione e chiamando per nome le difese in questione.</p>
<p>Nei colloqui coi pazienti questa forma di difesa tattica è molto frequente.</p>
<p>Esempi possono essere i seguenti: “probabilmente, forse, io penso, io credo, suppongo, una sorta di ..”, termini usati più o meno inconsciamente sempre con l’obiettivo di evitare di provare i veri vissuti emotivi connessi ad una qualche esperienza, dobbiamo leggere ciò come una dichiarazione aperta di qualcosa che fa male o che provoca ansia.</p>
<p>Gli interventi tecnici per lavorare e scalfire queste difese consistono nel CHIAMARE LE DIFESE IN QUESTIONE PER NOME e PORLE SISTEMATICAMENTE IN DISCUSSIONE.</p>
<p><a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1002/(SICI)1522-7170(199609)11:3%3C129::AID-SHO120%3E3.0.CO;2-7"><strong>L’articolo originale è consultabile qui</strong></a></p>
<p>dott.ssa Giulia Scarpa</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Sindromi ossessivo-compulsive: la pressione che libera e guarisce</title>
		<link>https://www.masterspai.com/2018/10/20/sindromi-ossessivo-compulsive-la-pressione-che-libera-e-guarisce-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[MASTER SPAI]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Oct 2018 12:21:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[Giornata di formazione gratuita in ISTDP (Psicoterapia Intensiva Dinamica Breve) riservata a psicoterapeuti (medici e psicologi) e psicologi iscritti alla scuola di specializzazione. Durante l&#8217;incontro verranno mostrate parti di una reali seduta di psicoterapia ISTDP videoregistrata. Il tema della giornata sarà il trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) con il modello ISTDP. La spiegazione della teoria ...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Giornata di formazione gratuita in ISTDP (Psicoterapia Intensiva Dinamica Breve) riservata a psicoterapeuti (medici e psicologi) e psicologi iscritti alla scuola di specializzazione. Durante l&#8217;incontro verranno mostrate parti di una reali seduta di psicoterapia ISTDP videoregistrata.<br />
Il tema della giornata sarà il trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) con il modello ISTDP. La spiegazione della teoria verrà alternata con la visione dei video per facilitare la comprensione dell&#8217;applicazione pratica del modello.</p>
<p style="text-align: justify;">Domenica 13 ottobre 2019, ore 9.15 &#8211; 18.00<br />
Rimini &#8211; Hotel Imperiale, viale Amerigo Vespucci, 16</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><em>Partecipazione gratuita previa iscrizione</em></p>
<p>[av_button label=&#8217;ISCRIVITI alla GIORNATA di FORMAZIONE GRATUITA&#8217; link=&#8217;manually,https://www.masterspai.com/scheda-iscrizione-giornata-formazione-gratuita-sindromi-ossessivo-compulsive-la-pressione-che-libera-e-guarisce/&#8217; link_target=&#8217;_blank&#8217; size=&#8217;medium&#8217; position=&#8217;center&#8217; label_display=&#8221; icon_select=&#8217;yes&#8217; icon=&#8217;ue836&#8242; font=&#8217;entypo-fontello&#8217; color=&#8217;theme-color&#8217; custom_bg=&#8217;#444444&#8242; custom_font=&#8217;#ffffff&#8217; av_uid=&#8217;av-322uvr&#8217; admin_preview_bg=&#8221;]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.masterspai.com/it/wp-content/uploads/2019/08/Locandina-13.10.19.jpg" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-1096 size-full" src="https://www.masterspai.com/it/wp-content/uploads/2019/08/Locandina-13.10.19.jpg" alt="" width="1240" height="1754" srcset="https://www.masterspai.com/wp-content/uploads/2019/08/Locandina-13.10.19.jpg 1240w, https://www.masterspai.com/wp-content/uploads/2019/08/Locandina-13.10.19-212x300.jpg 212w, https://www.masterspai.com/wp-content/uploads/2019/08/Locandina-13.10.19-768x1086.jpg 768w, https://www.masterspai.com/wp-content/uploads/2019/08/Locandina-13.10.19-728x1030.jpg 728w, https://www.masterspai.com/wp-content/uploads/2019/08/Locandina-13.10.19-1060x1500.jpg 1060w, https://www.masterspai.com/wp-content/uploads/2019/08/Locandina-13.10.19-498x705.jpg 498w, https://www.masterspai.com/wp-content/uploads/2019/08/Locandina-13.10.19-450x637.jpg 450w" sizes="(max-width: 1240px) 100vw, 1240px" /></a></p>
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